Libro

Da sempre il libro viene considerato la forma massima di cultura, il non plus ultra dell’informazione e della trasmissione di robba bella e importante.

Un tot di statistiche mi fanno venire alla mente un paio di pensieri molto differenti da questo luogo comune.

Nel nostro paese, secondo un articolo di Repubblica su dati Istat che non voglio stare a ritrovare che ho ritrovato, vengono pubblicati qualcosa come 40 romanzi al giorno, (su 56 mila di vendite quotidiane) e in generale vengono pubblicati 53 mila nuovi libri all’anno.

53 mila nuovi libri all’anno significa che ci sono 53 mila persone che hanno deciso di scrivere qualcosa e che vengono pubblicate. 

Il giorno che qualcuno mi dirà come si può evitare ciò che non mi piace – e io sono schizzinosissimo in termini di letture – in mezzo alla marea di roba che viene ed è stata prodotta forse comincerò ad apprezzare di più la lettura; è un po’ come le ragazze, non sono un tipo a cui piace andare a caso, pescare nel mucchio sperando che mi vada bene.

Ora, a prescindere dai miei gusti letterari – che fanno decisamente schifo, dovrei ripigliarmi – un’industria in cui viene riversata così tanta mer*a perde tutta la mia stima come fonte di cultura. Certo, negli tsunami di carta prodotti ci saranno anche capolavori e bellissimi libri, ma qui si raggiungono i livelli delle famose infinite scimmie che finiscono per scrivere Shakespeare.

Hai voglia a dire che i libri sono cultura, che sono cibo per la mente. Se ci sono 53 mila stronzi all’anno che scrivono, saranno mica tutti bravi. Se si somma questo numero con tutti quelli che hanno scritto nel passato, chissà quanti milioni di persone avranno scritto la roba che vediamo negli scaffali, sono numeri che fanno girare letteralmente la testa.

Se uno vede il libro di un calciatore sullo scaffale pensa “ma che cazzo deve scrivere uno con la licenza media che a malapena sa coniugare il verbo amare al presente”, ma se uno vede un romanzo rosa di Gregaria Fallapiò, professione bidella, titolato “L’amore che Conta” pensa “che mattone” ma non “che cazzo si scrive sta qui, che pensi a pulire i pavimenti”.

Con 8000 editori anche mio cugino di 8 anni può permettersi di vedersi il libro pubblicato, con tutta probabilità. OTTOMILA EDITORI.

Praticamente è come se la frazione dove vivo si mettesse da un giorno per l’altro tutta – in blocco – a pubblicare libri. Bambini e vecchi inclusi.

E mi vengono dire che è cultura. Se io vedo un cd di un gruppo del cazzo, con una copertina del cazzo, che nella preview di iTunes sembra di sentire un quintetto di facoceri che rutta nel microfono io non penso “ah, la cultura musicale” ma penso “ma chi ha avuto la pessima idea di produrre sti pirletti? Ma perché non vengo prodotto _io_ a questo punto?”

Tanto quanto se io vedo che la bidella del mio liceo in una pausa tra Novella 2000, un caffè e una lavata ai cessi si legge “I casi dell’ispettore Margnuffò”, pseudo noir (visto che un libro pubblicato su 7 al giorno è un giallo/thriller/simile) scritto da Michela Cargnagna, maestra delle elementari di Lercara Friddi, non penso che si stia facendo una cultura, ho smesso pure di pensare “si sta leggendo un buon libro”. Ha tra le mani una cagata e il fatto che sia scritta non la eleverà di certo da tale status.

Le piace? Benissimo. Sono felice per lei. Esattamente come i facoceri che ruttano faranno felici un tot di metallari darkettoni che si spaccano le orecchie con il brutalmetalgrindcoredeathnapalmdeathgorepissfuckyeah metal, genere che loro e solo altre trenta persone (incluso il gruppo, e tutti norvegesi) ascoltano.

Ma io sarei per piantarla di vedere il libro come questa sacra ed intoccabile fonte di cultura, a prescindere dai contenuti.

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One thought on “Libro

  1. ConigliettaBianca ha detto:

    Prima di tutto bisognerebbe analizzare cosa significa la parola “cultura” per chi giudica un libro uno strumento che a prescindere dai contenuti ne è la fonte. Per te cos’è la cultura? E’ un termine generico, che si applica bene alla miriade di libri che esistono.

    In realtà non libri, ma prodotti cartacei. Perchè ad esempio, io leggo fumetti, adoro i fumetti e ritengo che la mia cultura in tale campo sia abbastanza approfondita. Ma perchè? Vale la stessa cosa per Stieg Larsson, Tolkien, e molti altri scrittori fantasy, horror, etc.

    Leggo 2libri a settimana con una media di circa300 pagine al giorno, ultimamente. Sono stata fortunata ed è un periodo buono in fatto si scrittori, il libro, come il cinema, è una fonte di cultura, ma non l’unica. La cultura non è una cosa fisicamente descrivibile è quello che più comunemente può essere inteso come “SAPERE”, il “conoscere”.

    La bidella ha un immenso SAPERE dei fatti di Gossip, io ho discreto sapere su Tolkien, tu hai un discreto sapere sulla Fotografia e così via. Il libro è legato alla cultura in quanto produce SAPERE. Che non sempre è il Sapere che intendi tu.
    Ma mai sarà inutile.

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