Otto anni

C’era una persona, ai tempi delle medie.

O meglio, c’erano tante persone. Tutte mediamente insopportabili o stronze. Tra le prime rientravo io. Tra le seconde il resto della gente, a parte due persone di cui una mi porto tutt’ora appresso ed è quella strana cosa chiamata “migliore amico”.

Insomma un pout pourri di gente del cazzo. Ma non per cattiveria, è che a quell’età si tende ad avere un po’ tutti un caratterino. Saranno gli ormoni.

Bhe fatto sta che ai tempi non ero esattamente l’anima della compagnia, anzi, ero piuttosto lo sfigato di turno che nessuno aveva gran voglia di avere attorno. Puzzavo anche un po’, almeno credo.
La cosa purtroppo era solita finire in grandi sfottimenti, mobbing e amene simpatie del genere che solo gente di 12\13 anni si possono fare con cotale buon spirito.

Otto anni son passati, direi anche nove. C’è gente che non mi passa nemmeno per la mente di voler reincontrare. Parte di un passato che non tengo a rivedere. Gente che so essersi data alle droghe, alla mafia di quartiere, agli acidi. Chi si è dato al calcio professionistico e chi passa il suo tempo a fare il truzzo.

Un paio di anni fa mi arrivò una strana telefonata. Forse gli anni fa erano 4. Forse 3. Boh. Una mia compagna delle medie (peraltro carina, molto carina… Ma lasciamo perdere) che mi voleva parlare per una cosa che mi tirò giù dal pero. Mi voleva chiedere scusa per come mi aveva trattato alle medie. In una sorta di volersi togliere un peso dallo stomaco, una colpa che la attanagliava, lei, simpaticissima, un umore veramente splendido, sorridente e tendenzialmente gentile, mi era venuta a chiedere scusa.

Lei mi odiava. Lei mi detestava. Lei non mi voleva proprio tra le palle. Mi avrebbe voluto morto al tempo.

Ora, il discorso è questo. Otto anni fa io ero veramente insopportabile, lei aveva un caratterino, fondamentalmente era stronza. Siamo cambiati, e di tanto. Entrambi.

Tutt’ora c’è chi non voglio rivedere di quegli anni. Cazzo, no, non voglio rivedere Cervi. No cazzo no. Ma alla fine è anche simpatico, ma non lo voglio rivedere. Addio, sayonara.

C’erano altre persone che erano stronze, che mi odiavano, che vedevano in me quello che ero, un bambocchio insopportabile. Sono passati otto anni. Otto. La curiosità mi spinge a ripensare molto spesso a come magari qualcuno di questi individui abbia cambiato carattere anche solo un decimo di come l’ho fatto io. E magari ricominciare da zero. 

E sorriderci.

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