Un rumore stupendo

Il coltello che affonda nella polpa di una pesca – rigorosamente “pelosa” – matura al punto giusto.

Bisogna fare attenzione perché metà del rumore lo si percepisce con la mano che impugna il coltello.

È una sinfonia. Staccare ogni singolo pezzo di frutto è una vera goduria.

L’errore fatale

In genere quando sono in auto l’attenzione è massima. Magari non lo do’ a vedere perché canto quello che passa l’iPod, perché parlo con gli altri ma ho una attenzione colossale su ogni aspetto della strada, in particolare faccio un uso della vista periferica smisurato.

I sensi sono sempre completamente all’erta e sono rarissimi i momenti in cui non penso più che attivamente alla strada e alla guida. Sembra il minimo, ma più uno va in giro più perde il senso di quanto ciò sia importante, finché ad un certo punto guida pensando agli ameni cazzi suoi.

Io no. Cioè ovviamente non sempre semprissimo però sono molto rari i momenti in cui, per l’appunto, non ho un controllo ATTIVO su ciò che succede alla mia auto e attorno ad essa. Ovvio che  agli incolonnamenti l’attività più intensa che mi concedo è mettermi le dita nel naso :D 

Non è che sia la mia aspirazione di vita stare sempre teso quando sono alla guida. Di non potermi mai lasciare un attimo andare. Ma il motivo per cui faccio ciò è molto personale.

Perché l’unica volta che non l’ho fatto ho passato un pieno rosso a Milano 2, dove abito. Pieno. Completo. A 75 all’ora. Con i passeggeri sbigottiti.

E oggi, in viale Forlanini, fermo al semaforo mi sono fidato di una mezza percezione perché pensavo ai cazzi miei e ho visto il verde del terzo tempo con la coda dell’occhio e l’ho preso per il verde vero.

Due attimi, due errori che saranno durati meno di due secondi l’uno come durata complessiva dell’evento, bastano per farmi tenere uno stile di guida mai rilassato.

Come diceva un mio amico “io smetterò di andare in moto il giorno che smetterò di aver paura di andarci”. Magari non così drastico…

La salvezza dell’astemio

Io sono astemio. Non per ragioni di scelta di vita o robe improbabili del genere. No. Sono astemio perché l’alcol non mi piace. Mi sembra sempre di bere una medicina. 

La gente mediamente mi guarda molto male quando viene a sapere che non bevo. È considerata una cosa così normale bere che nessuno va ad immaginare che un 19enne si definisca astemio. Non mi sembra di essere così anormale.

C’è una scappatoia. 

Guidare.

Fregatenefregatenefregatenefregatene, ovviamente.

Guidare.

Azioni da 2008

Certe cose ancora non sono perfettamente in linea con il mio modo di pensare.

Ad esempio, andare in un negozio di mobili a mangiare.

Credo che sia questo il motivo per cui non sono portato per il marketing.

Occhi per guardare

Il mondo è pieno di fotoritocchi venuti male. È più facile di quanto si immagini, specie quando le cose devono essere fatte di corsa, che un fotoritocco faccia scomparire o comparire pezzi, oggetti, persone, arti o modificare l’aspetto di tutti i sopra citati in maniera innaturale.

CI si stupisce molto quando a fare di questi errori sono i pubblicitari che lavorano per case grosse come Chanel, Nike o comunque aziende dal fatturato di milioni di $ che spenderanno in pubblicità una quantità di soldi da capogiro. Basta andare nei posti giusti e si trovano liste interminabili di questi divertenti errori.

Ma ancora più mi ha stupito un errore che è stato riportato oggi dal sito sopra linkato che qui riporto.

 

WTF?

WTF?

Ora, se io fossi in un artista, gradirei che la copertina del mio album fosse – come dire – perfetta.

Va bene, Maria Mena non è Ligabue. Non avrà dietro un contratto milionario e questo album non venderà di certo a sufficienza per richiedere un mega investimento sulla copertina.

Però ci si aspetta che almeno la copertina sia, come dire, giusta. Io mi aspetterei che non ci fossero errori di ortografia, che la foto e la composizione sia esattamente come la voglio io, insomma, la copertina giusta per il mio %&&%= di album.

Evidentemente, un braccio malformato da Photoshop era esattamente ciò che la signora Mema voleva nella sua copertina. Io non voglio assolutamente credere che non si sia accorta di quello… Schifo.

Ma, probabilmente, sarà andata così ):

Un graffito

Ci sono mille spiegazioni plausibili per un graffito di questo genere. Estremamente semplici.

Ma se le spiegazioni semplici fossero le uniche consentite alla nostra mente non ci sarebbe concesso nemmeno sognare. Non ci sarebbe concessa la fantasia.

“06 – 04 – 2014. Ricordi?”

Il graffito recita così. Una data nel futuro e poi accanto una domanda che dovrebbe gettare ogni automobilista che passa su quella strada e getta l’occhio su questa GROSSA scritta. Dico dovrebbe perché la strada porta da Limone del Garda a Bassanega, Ustecchio, Vesio, Voltino e tutta una serie di paesini insignificanti la cui popolazione ha una percentuale di campagnoli i cui interessi non vanno oltre un buon bicchiere di grappa – è vero, non è che generalizzo poi così tanto – così alta che in realtà sono quasi solo i non autoctoni che notano tale scritta e ne fanno magari argomento di discussione.

Pare uno scherzo di un viaggiatore del futuro. Pare un anacronismo degno di un film di fantascienza di bassa lega.

È chiaro cosa è successo e perché tale scritta è lì.

Chissene. Si viaggia con la mente in tanti modi.