Endurance (quando il cerv,vvllelo…)

All’alba della 10° ora di studio consecutiva, abbandono la rete alzando bandiera bianca, per andare a finire il ripasso di filosofia.
Non sono un tipo da “endurance” sportiva. L’affaticamento continuo e prolungato oltre certi tempi mi crea un senso di angoscia. Ciò non vuol dire che sono sfaticato, anzi spesso quando si gioca a calcio sono quello che corre mediamente più di tutti senza fermarmi quasi mai per un’ora di gioco filata.
Però non sono mai stato un tipo che apprezza la maratona, in quanto mi da angoscia solo a vederla. Non posso nemmeno pensare di fare un decathlon, disciplina che ritengo adatta a rare categorie di esseri umani più vicine alle divinità che a noi comuni mortali.

Non so quale debba essere l’impianto mentale corretto per fare una maratona sportiva. Io personalmente trovo che sia una questione di predisposizione genetica, talmente tanto la trovo una cosa per poche persone. Ci sono prove di questo genere, endurance di ore e ore attraverso il deserto, cose che fanno male solo a pensarci.

Ho riflettuto però su una cosa. L’endurance sportiva spesso e volentieri prevede che il cervello venga staccato completamente e il tuo corpo vada in automatico per ore e ore, senza che tu possa proprio provare la stanchezza fisica in quanto sei su un altro pianeta.
Ma si può fare il contrario?

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