Son sei.

Son sei anni che posto ogni benedetto giorno sullo stesso forum.
Quando sono arrivato lì non avevo nemmeno l’ombra di un pelo che non fossero i capelli.
La gente su quel forum per sfottermi cominciò a chiamarmi “quattordicenne del cazzo” al suddetto compleanno.
Fate vobis di come mi sento oggi. Un po’ strano, ecco. Se penso a quanta acqua è passata sotto i ponti in questo lasso di tempo sto male.

Tanti auguri a me.

Son due.

Arriva il primo degli anniversari di Febbraio, quello più importante.

Quanto mi manchi, non si può nemmeno immaginare.
Siamo andati all’indiano a mangiare stasera. Avrei proprio voluto che fossimo in quattro.
Proprio tanto.

DIY

Il meglio è di certo quando TE LO FAI DA TE.

Quando guardi al prodotto finale ed è uno o più a scelta tra:

  • – Bello
    – Buono
    – Complesso
    – Funzionante
    – Divertente
    – Fottutamente geniale
    – Venuto… BENE.
    – Pulito
    – Proprio come lo volevi tu
    – Privo di difetti
    – A misura
    – Ciò che cercavi
    – Profuma
    – Fa del bene a te
    – Fa del bene agli altri

    A quel punto puoi dire che il tempo è stato proprio speso bene.

  • Officiaina

    Per motivi di auto che piscia verde (dopo 13 anni di onorato servizio la vaschetta del liquido refrigerante della Volvo ha deciso di abbandonarci) sono un tot di giorni che continuo a frequentare il mio meccanico.
    E ci sono dovuto stare per un bel tot, magari 3040 minuti, prima che venisse il mio turno e i lavori venissero svolti.

    Ho avuto la possibilità di vedere abbastanza in profondità il lavoro di un’officina.
    Nulla di particolare, ognuno fa le sue cose e ogni tanto passa qualcuno a dare una mano.
    Ma mi sono accorto di come queste persone hanno imparato meccanicamente a fare un tot di cose atte ad aumentare la produttività (hanno un bel numero di auto sempre a riparare).

    Mi sono accorto infatti fin da subito che c’era proprio qualcosa di… Strano.
    C’era qualcosa nel loro agire che sembra randomico (prima lavorano su un’auto, poi vanno su un’altra, poi danno una mano a qualcun altro) che sfuggiva, che rendeva una banale officina un posto così stranamente… Pulito e ordinato.

    Finché dopo un paio d’ore passate ad aspettare di venir cagato (spalmate in vari giorni), mi sono reso conto di cosa c’era di strano: mettevano tutto (e dico TUTTO, ogni singola virgola dell’officina) perfettamente a posto com’era prima di cominciare il lavoro.
    Ad ogni lavoro sono abituati a ripartire con l’ambiente di lavoro originale e terminare rimettendo tutto in ordine.
    Anche ogni strumento, ogni tanica, ogni oggetto viene puntualmente rimesso nella sua cassetta, armadio, scaffale ogni volta che termina il suo utilizzo. Non c’era manco mezza chiave lasciata per terra, non un cacciavite fuori posto. Le lampade che usano dappertutto vengono riagganciate ai pannelli degli strumenti ogni volta che vengono spente. Le taniche vuote vengono buttate via subito e ogni pozza di liquido che si forma appena possibile viene scopataasciugata via.
    Pure gli stracci hanno un loro posto fisso dove vengono continuamente riposti.

    Sembra che ad ogni giro perdano tempo a rimettere tutto a posto, ma se penso a quanti anni a cercare chiavi inglesi e cacciaviti devono aver passato prima di arrivare alla conclusione che va tutto rimesso al suo posto capisco che non è una cosa così immediata.
    E sono certo che se tutti facessero così sul loro luogo di lavoro (e anche alle proprie abitazioni) andrebbe tutto meglio.

    Buttare Carta.

    Ogni volta che butto via un pezzo di carta ci devo pensare su molto.
    Per buttare via i pacchi di carta vecchia devo fare veramente uno sforzo. Almeno so che verranno riciclati – e bene.
    Ogni volta che accartoccio un foglio per buttarlo in un cestino non a raccolta differenziata il rumore dell’appallottolamento mi fa accapponare la pelle. Il movimento, il vedere la carta che si accartoccia per venire poi scartata mi danno fisicamente fastidio.

    Immaginatevi quando mi capita di fare le pulizie “grandi” dove magari devo buttare via accumuli di carta “da appuntacci” di 10, 15 anni. Mi capita, visto che casa mia è piena di questi residui di mio nonno che aveva una mania per la cancelleria.
    Devo buttare questi pacchi di carta praticamente intonsi perché altrimenti non hanno alcun utilizzo. Blocchi di appunti che nessuno usa in casa mia, interi ed mai toccati, da scartare.

    È una delle parti del consumismo che più mi dà fastidio, anche se ormai è una di quelle meglio rinnovate e parte di un ciclo di riciclaggio.
    È un usa e getta che non dovrebbe proprio essere usa e getta, per nulla…

    Una faccia nota (ma a lungo dimenticata)

    Quando vado in giro per Milano (e non solo) spesso mi viene una piccola speranza (o forse voglia) di incontrare una faccia nota di qualche genere, con predilezione per le persone che non vedo da molto, molto tempo.

    Possono essere le persone più svariate: un mio compagno di classe delle elementari\medie, un amico di internet incontrato 6 anni fa ad un raduno (o peggio ancora mai visto), colui che fu il mio maestro di chitarra 7 anni fa… Gente assolutamente random di cui per tutto il tempo che sono in giro ho speranza di vedere e di scambiare almeno un saluto, anche di sfuggita.
    Immagino che dalle porte dell’autobus che si aprono compaia la figura proprio di quella persona, che alla fermata della metro mentre aspetto mi giro e OH non mi ero accorto che c’era lui\lei lì accanto a me…

    Una volta mi è capitato di vedere esaudito il mio desiderio ma a metà: volevo proprio vedere una persona ma ho incontrato la sorella gemella… Oh, ci si accontenta.

    La cosa più divertente di questi incontri è che poi si è riluttanti a salutare perché dopo anni che non ci si vede proprio non ci si riconosce, asd.