Concetti Sfuggenti – Ancora Anima – Boh

I contetti relativi all’anima, e in generale di ciò che è estremamente soggettivo, hanno brutte abitudini e si divertono a tirarci degli scherzacci.
Tali concetti, o, come forse è meglio chiamarli, idee, infatti ci si presentano come veloci lampi di lucidità, momenti brevi in cui tutto sembra apparirci chiaro, come se potessimo dire “eureka!” e stendere un intero trattato in pochi secondi basandoci solo su questo istante di consapevolezza.
[…]
Paralre di questi concetti o, peggio ancora, scriverne, è estremamente pericoloso. Frutti di teorie, divagazioni o esperienze personali, una volta messi sulla carta o esposti ad un amico o ad un conoscente diventano scialbi, quasi ridicoli, come una poesia che al poeta sembrava stupenda finché nella sua testa ma quando viene scritta giù perde tutto il suo fascino e sembra quasi ridicola. (NdAmidee: credo che ai veri poeti ciò non accadesse. Non spesso, almeno). Ciò che ci sembrava estremamente plausibile e proprio della nostra vita, improvvisamente è come se perdesse di significato, come se non fosse più cosa che sentiamo o pensiamo.
Il contenuto della nostra mente va ad imprimersi su carta o prende forma vocale e ci abbandona, per non tornare mai più da noi.
[………………] (GRANDE omissis)
Non riesco a non fare un parallelismo tra queste esperienze sfuggenti della nostra vita con i loro parenti della fisica, della matematica, dell’universo o proprio della nostra immaginazione. Se vedessimo l’infinito, non potremmo descriverlo a nessun altro, e la nostra stessa mente non riuscirebbe a descriverlo addirittura a se stessa, così che velocemente anche il ricordo e lo stesso concetto finirebbe per scomparire pure da colui che dell’infinito ha fatto esperienza.
Se potessimo uscire dalla terza dimensione per poter vedere con i nostri occhi la quarta dimensione, anche se tutto ci apparirebbe chiaro davanti agli occhi, ovvio, lampante, una volta tornati nella terza dimensione non avremmo nemmeno i mezzi per rappresentare ciò che abbiamo visto; presto non rimarrebbe che solo l’emozione di aver potuto uscire da ogni schema e andare un passo più vicini a Dio.
Chi di noi sarebbe capace di descrivere un nuovo colore, che non fosse combinazione dei 3 fondamentali? E se uno ne vedesse uno, non succederebbe proprio ciò che ho appena descritto?
[…]
Non mi stupirei se alcuni di questi concetti indescrivibili della “fisica” (anche se di fisica proprio non si può parlare, ma è il termine che più ci si avvicina) avessero un filo conduttore tra di loro; e se forse potessimo unire tali concetti con la parte più interiore della nostra vita? Anima e dimensioni da noi non raggiungibili; Tempo, e il concetto di Infinito? Saremmo così folli a immaginare un collegamento tra cose così distanti di contenuto, ma vicine di comportamento?
Probabilmente sì! Già ognuno dei concetti, preso da solo, sfugge, scappa, l’uno è difficile da immaginare, l’altro da definire… Una unione sarebbe un continuo approssimarsi, e ogni spiegazione sarebbe ancora più pretestuosa o imprecisa della precedente. Chimere, aborti malformati, ne verrebbero fuori da questi ragionamenti!
[…]
Sono però troppo simili, sono concetti che ci abbagliano alla stesa maniera, con lo stesso ritmo, la stessa frequenza; non possiamo ignorare i punti di contatto tra di essi che ci si presentano di volta in volta, sfruttando i quali possiamo per la prima volta trovare parti fisse, permanenti, che si autosostengono. Un concetto tiene in vita l’altro, equilibrandosi, non volando via appena si tenta di descriverli o di trovare la logica che sta dietro ad essi…

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