In risposta al pessimismo

C’è una sorta di pessimismo che io non condivido e che credo (o almeno spero) mai condividerò su quello che è la situazione attuale della popolazione umana e di quello che sarà il suo futuro.

Molti, quasi tutti direi, ritengono di fare una previsione certa se dicono che tra 1000 anni la civilità umana sarà scomparsa. I motivi previsti possono essere vari, dai più imbecilli come una guerra atomica (che è chiaramente la più assurda di tutte, non voglio insultare l’intelligenza di nessuno stando anche a spiegare il perché), ai più ragionevoli (o meglio, meno assurdi) come fine delle risorse e conseguenti guerre civili.

Non so bene perché. Lo trovo veramente un pessimismo di cattivo gusto, senza una ragione fondata.

L’altro momento cazzabubbola simile è la teoria Matrixiana dell’umanità-virus, una sorta di autocritica sparata folle di alcune persone alla propria razza, che si autodefinisce sprecona e folle e non degna di stare al mondo (magari raggiungendo picchi di ipocrisia scivendo tutto ciò su un blog).

In risposta a tutto ciò avrei da scrivere mille milioni di pagine e – onestamente – non mi piace stare a scrivere di argomenti così tristi e mi viene da dire penosi.

Ho fatto un post riassunto in commento a un blog che mi linka (grazie eh! :D), comunque.

Dai cazzo, affrontate la vita con un sorriso e non buttate in vacca 8000 anni di esistenza umana pensando che saremo gli ultimi imbecilli che toccheranno questo suolo… :D

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Anche oggi Babbo Google ha portato un sacco di ricerche interessanti di pazzi scatenati…

“quando tutto ti sorprende e niente ti ap[…]” direi che è una ricerca molto specifica :D
“quando una ragazza ti considera un amico”… aiiiiiiiiiiiiiiia
“regole sicurezza voli inghilterra”; guarda amico, non ci vuole molto: non porti in volo un cazzo :D
“voglio delle tette!!!” ancora qualche disperato che vuole solo quelle xD
“lmao omg <3” ROTFLZORD!!!!
“vix sinex” O.o
“belle domande”… vuoi anche belle risposte? xD
“frasi di buongiorno”… tipo, “buongiorno”? xD

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David Copperfield a Milano

Io lo dico e io lo ripeto. Quell’uomo è il figlio di Satana in persona.
Se non altro il tempo gli ha smussato la faccia e lo sguardo – ora non sembra più che ti voglia rubare l’anima ogni volta che sta serio – ma è veramente qualcosa di inquietante.

I dieci milioni di dollari di capitale se li è di certo meritati. Come gli 11 record del guinness dei primati. Come anche la valanga di altri premi.

Non pensavo che un solo spettacolo, una sola persona mi potesse mandare in un tale stato di confusione mentale. Squilibrio occhio-cervello per 2 ore, quello che vedevo non c’entrava per nulla con quello che la mia mente pensava che potesse succedere.

30 anni e passa di carriera di mago… Si vede.
Ha fatto comparire una cristo di Lincoln verde in mezzo al palco. Un’auto. Davanti ai miei occhi. E l’ha fatto sembrare la più grossa cazzata del pianeta.

No, non ci credo. Ha fatto il patto con il Diavolo, ha venduto la sua anima per poter fare certe cazzate.
Per i prossimi due mesi sarò in un misto di rosico e di stordimento mentale completo.
Stupendo. Sono contento di non aver perso l’occasione di vederlo.

Esseri approssimativi.

Siamo esseri estremamente approssimativi. Tutto ciò che facciamo è fatto in maniera approssimativa relazionando elementi approssimativi.

Consideriamo una persona l’essere della sua figura… ma anche ad una radicale modifica della figura, la persona rimarrà sempre tale ed unica.
Tutte le nostre azioni si giudicano in base ai concetti di bene e di male, che sono la cosa più vaga e meno separabile del pianeta. Si pensa a questo “bene” assoluto, senza pensare che il bene di uno può (e spesso è) il male di qualcun altro… e tanto vale per il “male”.

Si considerano le nostre sensazioni, le cose a cui più ci affidiamo, senza poter davvero capirle o descriverle. Il rosso è rosso in quanto rosso, e non importa quante gradazioni di rosso esistono. Si possono chiamare le varie gradazioni in maniera differente, ma esisteranno sempre altri intermedi tra le gradazioni a cui si è dato un nome.

Ogni parte di realtà che vediamo, ogni oggetto, ogni pensiero, lo crediamo preciso quando in realtà è estremamente approssimativo.
Lo stesso schermo che state guardando, lo vedete nella visione d’insieme, senza considerare ogni volta che ci sono minuscoli pixel che lo compongono. La visione d’insieme comporta per forza una perdita di dettaglio che rende quindi tutto…

approssimativo.

(scusate le ripetizioni, ma sono le due e mezza e non ho la presenza mentale per cercare duecentoquaranta sinonimi ._. già tanto che sia riuscito a scrivere tutto ciò)

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La ricerche assurde di Google che hanno portato al mio blog di oggi sono…

“grafico popolazione mondiale”… molto utile, soprattutto una ricerca molto precisa. Grafico DE CHE? Mah.
“IMPARARE A SUONARE IL PIANOFORTE CON INT”(elligenza, immagino). Mah.
“la vita”… ancora qualcuno che cerca il significato della sua esistenza su gugol :D

Carcere

Non trovo il carcere come una soluzione al problema di qualcuno ha fatto qualcosa contro la legge.
Mio fratello dice che mi manca un tot di filosofia e di professor Rauzi per poter affermare una cosa simile, ma io onestamente continuo a trovare la negazione della libertà di qualcuno non solo una cosa completamente inutile, ma anzi dannosa per il detenuto e per il  cittadino.

Due sono i motivi per cui una persona va in carcere:
Primo, deve pagare per ciò che ha fatto in maniera proporzionale al reato commesso.
Secondo, deve capire il suo errore in modo tale da non rifarlo di nuovo.

Sono due funzioni fondamentali del carcere, o meglio che ogni punizione data ad una persona deve avere.

E nessuna delle due viene portata a compimento dal carcere. Anzi, viene fatto l’opposto.
Infatti per la prima, essendo la privazione della libertà la peggiore delle punizioni francamente immaginabili dala mente umana, con gradazioni che arrivano fino a inquietanti risvolti come l’isolamento, non esisterà mai una giusta durata della pena che soddisfi adeguatamente la necessità.
Se è lunga, è sempre eccessiva. Allora vuol dire che è per forza corta la durata giusta, ma così non diventa una vera pena per il condannato, in quanto verrebbe sottovalutata e non considerata pena.

Per la seconda, voglio ben vedere chi può essere così pazzo da dire che la prigione è fonte di riflessioni da parte del detenuto!
Riflessioni in una situazione così angosciante come la privazione assoluta della libertà possono venire solo da una mente estremamente lucida, sana, retta, profonda. Di certo non di una persona che finisce in carcere, o che ci può finire solo per malinteso o per una sorta di incidente di percorso; non si parla di certo della maggioranza dei detenuti.
Ne è la prova il recente indulto approvato dal governo, dove un grande numero di persone appena rilasciate sono state arrestate nelle successive ore, già “colpite” a far di nuovo reati.
La prigione angoscia l’animo, porta a vedere ancora peggio la società e il mondo che ti sta attorno. Non può rimettere sulla giusta strada i balordi, è impossibile!
E, a culmine della follia, un sistema inefficiente come quello delle carceri viene tenuto in piedi a spese del cittadino che subisce quindi doppiamente i soprusi delle persone che hanno agito male. Almeno, dico io… che li si faccia lavorare!

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Le ricerche assurde di Google di oggi sono…

“mamma compleanno”  xD
“come si estrae autoradio” xDDDD
“come mettere su blog le canzoni di shakira” xDDDDDDDDDD

Enno, non mi mollare NO NO

No, NO

Di nuovo. Di nuovo un hard disk andato. DI nuovo.
E’ successo tante volte. Ma tutte le volte era un problema risolvibile.

Ci sono dati sensibili non backuppati (meno di un mese dall’ultimo backup e ho duecentomilioni di dati a puttane). Andati? Forse.

La testina di un hard disk lavora ad una distanza dal piatto magnetico paragonabile ad un 747 che viaggia a 4 cm da terra.

Se non riesco a farlo ripartire in maniere convenzionali, dovrò aprirlo. E lavorare sul mio boeing. O meglio, lavorare su tutto quello che sta attorno al boeing per fare ripartire il sistema.

Altrimenti… cazzi acidi.

Non voglio perdere i miei dati. Dai hard disk, sei un quantum, 6 anni di onoratissimo servizio, non puoi morire. No. Non così. Ti chiedo nemmeno altri 20 minuti.

Non so se li avrò mai questi 20 minuti.

In fondo spesso non si hanno quegli ultimi istanti che si vorrebbero.

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Giorni scarni per Google… c’è “solo” un
“infarto seconda volta” di carino :D

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DIECIMILAAAAAAA SIGNORI DIECIMILAAAAAAAAAAA

Diecimila visite, più di mille visite mensili, IGZ o meno cel’ho fatta, ho raggiunto il traguardone. GRAZIE RAGAZZI GRAZIE DI CUORE.
Mi sento fichissimo ora come ora :D

Senza di me…

Mi fece molto sorridere la vignetta di Ortolani di “l’ultima burba” dove Leo, sconvolto dopo una telefonata fatta a casa, spiega ai suoi commiltoni con una faccia disperata che ha scoperto che la vita “là fuori” va avanti anche senza di lui.

Però è così dannatamente vera questa situazione: non importa quanto siamo importanti a qualcuno o a qualche gruppo di persone, senza di me tutto va avanti, il mondo se ne frega e se ne fregherà sempre della mia mancanza.
Si fa il callo a tutto. Anche all’assenza di qualcuno che ti è caro. All’inizio fa male certo. Ma anche se alcuni aspetti della vita vengono profondamente cambiati, alla fine i ricordi finiscono per sfumare e l’abitudine alla mancanza di certo non si fa aspettare. In fondo è anche un meccanismo di autoprotezione.

Forse il pensiero comune è che se l’assenza di qualcuno è temporanea, “tornerà” e allora non c’è bisogno di disperarsi, mentre se l’assenza è definitiva, è inutile disperarsi perché tanto nulla ci ridarà quella persona.

I.E. Chiunque nella nostra cerchia di amici si è dispiaciuto in fondo che la nostra compagna di classe Alice andasse via in America per un anno, ma alla fine… tornerà, è solo un arrivederci.
E non fatemi andare in esempi più tristi che non voglio immestire il blog :D

Una delle domande fondamentali dell’umanità, “che senso ha la vita”, credo che abbia radici proprio in questa nostra apparente inutilità reale nel mondo.

Se per le persone a cui stiamo accanto alla fine non cambia quasi nulla che ci siamo o meno, se per le comunità in cui viviamo non frega già nulla della nostra presenza e se nel mondo siamo solo un piccolo sputo che al massimo può imprimere il suo timido nome in qualche modo nella storia (ma per quello serve una dote naturale di straordinario genio o innaturale demenza o pura follia, nulla che il 99.9999% della popolazione mondiale abbia NdAmid) come suo massimo gesto…

Chi ce lo fa fare di tirare avanti?
Una anche solo “poco sufficiente” autostima potrebbe già essere una buona motivazione per buttarsi giù dal ponte: non hai senso nel mondo, non c’è una ragione sensata. Non vivi per gli altri e non vivi nemmeno per te stesso.

È troppo complicato. Non ha soluzione facile.
se mai risolverò tutto ciò, continuerò il post.
Tranquilli, non mi butto nel pozzo. La mia autostima è alle stelle.
E ancora riesco a credere che le due o tre amicizie mie diano senso alla vita.

(Commenti disabilitati: non si scrive in mezzo al post. Si scrive alla fine.)