Un anno in America?

Sono un po’ di giorni che medito sul fatto di andare in America un anno scolastico.
Non perché ci voglio andare, ma perché non ho mai pensato bene fino in fondo se mi sarebbe mai servito a qualcosa.

Sono già a 5 persone in una cerchia piuttosto lasca di amici che sono andate quasi senza problemi in America per un anno. Non sono poche.
La prima cosa che mi ha davvero impressionato è come siano solo ragazze! 5 persone, 5 ragazze! Alice, Laura, Monica, Laura, Alessia. Ok, ammetto che Alessia quasi non la conosco. E anche Monica. Però non è importante. 5 persone conosco che vanno quest’anno, 5 ragazze.

La fredda analisi di tale opportunità è lunga e complessa, e alle 3 di notte non sono esattamente più che contento di scriverla tutta; magari editerò domattina.
Elenco per completezza:

  • Locazione di arrivo: la California è più interessante del Kansas, senza poi pensare che l’accento che pigli nel Wisconsin è opposto a quello che prendi nel Missisippi :D e non sono tutti uguali P:
  • Famiglia (ignorabile in quanto in caso di difficoltà di adattamento puoi chiedere di cambiare famiglia)
  • Qualità della scuola di arrivo, mostruosamente importante! Uno può anche capitare nell’equivalente del liceo Donatelli di Milano (famoso per il suo slogan: Donatelli, bimbi sani forti e belli), con relativo disastro della qualità di istruzione
  • Ambiente sociale, se finisci nell’underground della città non è esattamente il massimo.
  • Considerare la possibilità che la gente ti trovi uno stronzo\sfigato\ecc e che quindi la socializzazione diventi impossibile…

E dodicimila altre variabili, ammetto che non sono molto informato e che probabilmente ci sono standard che le scuole di arrivo devono saper mantenere per poter accogliere studenti dall’estero, probabilmente l’equivalente del Donatelli non te lo appioppano mica.
Però ho sentito alcune storie agghiaccianti su famiglie e gente del posto… che fanno pensare male.
Certo, se uno non si mette mai in gioco, se non rischia mai… non finisce da nessuna parte. Però ci deve essere sicurezza di non passare dal rischio all’incoscienza.

Cosa lasci a casa? Lasci amici, lasci persone, lasci familiari, lasci luoghi, lasci sicurezza.
Di certo so solo che torni con un programma scolastico da riprendere, che è una mazzata mostruosa.

A questo punto mi chiedo. Ne vale la pena? Io l’inglese lo so già abbastanza bene. La conversazione in effetti è quello che mi manca, ma me la so cavare più che bene. All’ultima conversazione con una madrelingua ho ricevuto i complimenti, per dire il livello. Però posso migliorare.
E devo farmi un anno in America per migliorare?
Ora, è come dire… Per fare allenamento cardio faccio un giro attorno al mondo in bicicletta. Potrei fare benissimo lo stesso allenamento girando attorno a casa mia, oppure in palestra. Funzionano uguale, ma ovviamente sono differenti in tutto ciò che non è l’allenamento. Insomma, è fare una cosa esagerata, TOTALMENTE esagerata per quel singolo scopo.
L’inglese l’ho imparato senza discorrere, senza libri di testo. Basta molto meno.
E io quindi onestamente non riesco a vedere altro scopo che puro turismo per fare un anno in America a questo punto.
No, non approvo l’anno in America. O almeno, non per imparare l’inglese.

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9 thoughts on “Un anno in America?

  1. sissi ha detto:

    e lo sai già come la penso..ma cmq..bisogna anche saper rischiare, sapersi lasciare alle spalle sicurezze e abitudini e metterti in gioco..è un’esperienza di crescita irripetibile, un’occasione per fare nuove esperienze, ma insomma, ci sono un sacco di punti a favore!!non per ultima il poter trovare mille ragazzi nuovi tutti da conoscere:9 scherzo ovvio XD
    cmq…io lo farei subito!
    ANNO IN AMERICA, A ME!
    invece no.
    mi trovo a languire qui in questa cittadina.
    :(.
    aiuto.
    diventerò vecchia e grigia a segrate.
    che tristezza.

  2. Amidee ha detto:

    Beh, diventerai grigia a Segrate, ma nel Kansas è anche peggio… xD

    Onestamente non vedo tutte queste “nuove esperienze”, nulla che non puoi fare anche qui in Italia senza letteralmente perdere un anno della tua adolescenza.
    Perché le esperienze che fai là saranno anche belle ma la gente che incontri poi chi la vede più… Insomma è come se ti fossi fatta un anno di vacanza.
    Non un anno di studio.

    • Marta ha detto:

      scusa ma cosa intendi con “perdere un’anno della tua adolescenza”?? Secondo te l’adolescenza è spaccarsi la testa sui libri in un paese che non ti gratifica a meno che tu non sia il figlio di qualche ricco sfondato? Guarda che ci sono cose nella vita che ti fanno imparare e crescere anche di piu di un anno di quarta liceo. Se si ragiona così, pensando: “ma chi me lo fa fare? Vado in un posto fantastico per poi lasciarlo..allora tanto vale”
      NO CAVOLO! Scusa ma queste cose mi fanno davvero arrabbiare. La vita è una e non è scritta nei libri di scuola.

  3. CricetoBianco ha detto:

    Beh, il fatto solo fatto di andare in America per alcuni potrebbe essere già di per se una NUOVA esperienza, senza contare l’evoluzione del modo di vivere, di pensare. L’anno di adolescenza non è perso, semmai lo perdi nel momento stesso in cui stai in una camera per buona parte di questo anno pensando che tanto sarebbe uguale. Altra piccola cosa su cui riflettere: sicuro che tu possa fare lo stesso qui in Italia? In fondo non hai idea di cosa ti aspetta la. Ma anche: se proprio non ti importa di andare, allora perchè tante domande? Attento: secondo il tuo ragionamento, potresti stare fisso qui pensando che tanto hai già tutto quello che ti serve. Ma forse non è così, è solo molto più comodo stare a casa propria. A volte se uno si pone troppe domande e troppi problemi, finisce che non va da nessuna parte.

  4. Sveva ha detto:

    Mh, io ti consiglio di non andare. Per andare in America c’è sempre tempo, e fare tante esperienze, ma un anno in Italia con i tuoi amici non te lo ridà nessuno. E’ vero fai una bella esperienza, ma perdi una certa continuità. Oltretutto non penso che tu possa pensarci ora, dovresti pensarci per il quinto anno, e io trovo sinceramente impensabile fare l’ultimo anno delle superiori all’estero. Se non altro, per l’esame.

    Sai, ci ho pensato anche io, però volevo andare in Svezia. Proprio allo sbaraglio visto che come è intuibile io di svedese non so una parola. In America avresti il vantaggio di poter capire meglio le lezioni e di imparare il linguaggio scientifico inglese che è sicuramente utile, ma tutte le materie umanistiche le perdi comunque, anche ammesso che tu capisca il 100% di quelle scientifiche e che i programmi combacino perfettamente. Latino, storia, italiano, filosofia non saprei come sono messi…

  5. Amidee ha detto:

    Infatti svevy, è quello che dico: ci sono troppi svantaggi nel fare una cosa simile :D
    Io la considero semplicemente una vacanza, ed è ovvio che un anno di vacanza è divertentissimo per chi lo fa.
    Ne ho parlato oggi con i miei amici in auto mentre andavamo a Vimercate, fare l’anno in America è molto più sensato farlo quando si è più avanti con gli anni, magari quando si è maggiorenni, anche ai 21 così si può bere anche P:
    Prima è troppo limitante sotto tutti i punti di vista |:

  6. Marta ha detto:

    Ma siete una banda di suonati… Conserviamo la continuità va…cosi si che si cambierà sto schifo di paese…

  7. Marta ha detto:

    Per andare in America c’è sempre tempo (cit. Sveva)
    …hai ragione sai? Per vivere nuove esperienze si può aspettare… magari quando si ha un lavoro una casa e una famiglia! Allora si che ci saranno molte possibilità…

  8. Amidee ha detto:

    Ciao Marta
    sono passati ormai 5 anni da quel post, quindi posso parlare un po’ “col senno di poi” riguardo alla faccenda.
    Rimango più che fedele a ciò che ho scritto mentre ero, fai tu, ancora al liceo, mentre ora sono laureato e lavorante.

    Se tu pensi che tu possa ottenere qualcosa da un’esperienza simile, è chiaro che la scelta di andare in America a farsi l’anno scolastico è la migliore per te. Quello che sostenevo, tuttavia, è che troppo spesso persone che non sono state formate (a causa di una educazione molto superficiale tipica della società degli ultimi 60 anni) a pensare al futuro con gli occhi di coloro che saranno, devono fare una decisione che sicuramente faranno sbagliata, in entrambi i sensi.

    In troppi si fanno Erasmus del cazzo a ubriacarsi e cazzeggiare tutto il tempo; non ho mai avuto alcun interesse per queste cose, ma nessuno lo dovrebbe avere.

    Non è con l’anno in America che cambierai la tua vita, né farlo creerà buchi irreparabili. Non fai esperienze aggiuntive, ne fai semplicemente di diverse. Devi scegliere quali sono quelle che più fanno per te, ma non dovrai mai nasconderle dietro una facciata di pseudomarketing.

    Vuoi sapere? Con tutta probabilità, io mi sarei rotto i coglioni a manetta in America. Qui me li sono rotti solo a metà.
    Le scelte che io ho fatto in tempi recenti avranno modo di sfogarsi e fiorire magari tra quindici, venti, anche trent’anni. Prima no. Ho fatto scelte di ampio respiro, al contrario di molti altri.

    Cinque anni fa, ho deciso di non fare l’anno in America perché non volevo avere casini a mio parere immotivati due anni dopo. E a “giudicare” come le 5 pulzelle sopra citate si sono trovate (e si trovano ora)… Forse sono stato un po’ più lungimirante.

    Non credo che si debba confondere una voglia con una scelta, tutto qui.

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