I blog hanno un problema.

Il blog, questo essere sconosciuto, ha un grande problema: non incentiva per nulla lo scriverci dentro.
Certo che Beppe Grillo ci scrive ogni dannatissimo giorno: ha qualche migliaio di visite giornaliere, qualche MIGLIAIO DI COMMENTI ad ogni post. Eppure, io ogni volta che leggo non ci trovo grandi informazioni (anzi, spesso trovo molte imprecisioni) o chissà quali discorsi. È ben incentivato. Il suo blog vale 4 milioni di $.

Praticamente tutti i miei amici di internet ha avuto un blog, ma nessuno è mai stato abbastanza costante da tenerlo aggiornato. Molti non avevano idee decenti da scrivere, molti non mettevano abbastanza verve nello scrivere…

Ma alcuni scrivevano cose belle! Intelligenti! Ma perché nessuno legge quei blog, nonostante vengano spesso ben pubblicizzati? Tutti impegnati a leggere Beppe ma nessuno che legga qualcosa di un minimo impegnato?

E così, questi blog snobbati non incentivano nessuno a scrivere. Scommetto che chiunque sta leggendo sto blog ne ha avuto uno e l'ha abbandonato. Perché sono così pochi i blog che hanno avuto successo che è una scommessa vinta quella che faccio.

Eppure non mi sembra che la gente non abbia nulla da dire. Il blog è uno strumento potente per esprimersi. La gente però non ha più il culto del diario personale, un posto dove scrivere gli amari cazzi propri… perché non ha più il tempo per stare a fare qualcosa che non ha nessun riscontro pratico come scrivere un diario. Per cui fare un blog a mo' di diario finisce per essere snobbato e chi lo scrive si stufa subito. Miliardi di blog che sono finiti così.
Un blog intellettuale? Satirico? O hai culo di venire pubblicato da qualche parte, o nessuno cagherà il tuo blog. Io ho dovuto spammare in giro il link in maniera scandalosa per riuscire ad avere i (quando va bene) 30-40 visitatori al giorno. 13 commenti sul post di scuse? Miracolo. Qualsiasi siano i contenuti, qualsiasi, è veramente difficile spuntare dalla marea di blog.
Un mio amico di internet teneva un blog bellissimo. Si sarebbe potuto dire che copiava da un libro di filosofia. Anzi, da MOLTI libri di filosofia. Chiaro e limpido come il sole, i più bei discorsi e ragionamenti che io abbia mai letto. Zero commenti, zero visite. Solo io che leggevo. Una quarantina di post e poi ha smesso. Nemmeno perle ai porci, perle al vento diceva. 

Cinica, come cosa. Metafora di vita? 

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3 thoughts on “I blog hanno un problema.

  1. Salvatore ha detto:

    Quello a cui tu accenni non è un problema dei blog, ma il problema di Internet.
    Ci sono milioni, forse miliardi di siti, è veramente difficile essere “trovato”.

    Riguardo al discorso “la gente non ha più il tempo per scrivere un diario”, posso darti in parte ragione, ma il blog è una forma molto particolare di “diario personale”.
    Da una parte non è tanto “personale”, perché esponi i tuoi commenti al mondo intero. Dall’altra parte è poco pratico per le discussioni, visto che ha la naturale forma di un monologo (quante volte si risponde ai commenti?).

    Quando si tratta di un blog “specialistico” tenuto da esperti, come un blog politico (vedi Beppe Grillo) o un blog tecnico (ce ne sono di meravigliosi), è ovvio che la “fidelizzazione” è più semplice, è un po’ come leggere un articolo di una rivista.
    Quando si tratta di problemi più “filosofici”, dove il concetto del “corretto” o dell'”esperto” è difficile da definire, la mancanza di discussione rende molto meno appetibile la lettura, specialmente da parte di chi non conosce l’autore.

  2. lucy ha detto:

    Sono anch’io una dei “sedotti” dal blog e “abbandonati “dall’idea di scriverlo…scherzi a parte, il blog per me è lo spazio…che non ho in camera mia per metterci le mie cose: foto, musica, pensieri, arrabbiature. Non lo vivo come una finestra da cui parlare con il mondo, quanto piuttosto una finestra su di me; e non è un invito per il mondo intero ad affacciarsi. Sinceramente, non credo che quello che penso o vivo possa interessare gli Altri, tranne chi mi conosce già direttamente; sono loro i destinatari dei miei “messaggi”. Scrivo quello che mi sono dimenticata o non ho voglia di dire a voce: non lo considero uno spazio fine a se stesso; non sarei capace di scrivere qualcosa “per il blog”. Non credo di dover o poter dire la mia su qualsiasi cosa ( basta sapere di essere liberi di farlo) e, ripeto, non vedo perchè ciò che scrivo io debba essere più interessante di ciò che scrive qualcun’altro, anzi.
    Per questo non mi faccio tanti problemi sul numero di commenti o di visitors, sul disseminare links in rete o essere assidua e “puntuale” nell’aggiornare il blog. Chi mi vuole trovare; mi trova. Quando sento di avere qualcosa di importante da mettere addiritura nero su bianco, lo faccio. Non mi sentirmi costretta, per il fatto di avere un pubblico, a riempire un foglio: nella migliore ipotesi sono le ennesime banalità esplicitate nel mondo. Ma forse non è tanto la mancanza cronica di tempo, la fretta della società.
    Forse è piuttosto una questione di avere PAZIENZA; di cercare, di apettare, di ascoltare, di fermarsi un po’ a pensare, di leggere più di 16 righe. Non siamo più abituati, vogliamo tutto e subito, e, come dici tu, vogliamo riscontri pratici immediati( e poi, cosa intendiamo per ” riscontri pratici immediati”? Soldi? Successo? Emozioni? 8-/ ). Mi viene in mente in mente la tv, le cui immagini e i cui messaggi scorrono ad una velocità tale da impedirti di pensare, di riflettere su quello che vedi e senti; e così veniamo ingozzati e la mente invasa di messaggi subliminali, di vuoto pubblicitario, di propaganda martellante e di bugie ubique e omniripetute che diventano verità.

    Magari il fatto stesso di aver scritto questo commento( e quindi di averti letto) mi eviterà l’accusa di essere “impaziente”…e tu? Avrai ( avuto) tempo per leggerlo?

  3. thoupsheege ha detto:

    I was exactly looking for something like that. I like to emphasize my short fur Wanna very nice joke?)) What do you call three rabbits in a row, hopping backwards simultaneously? A receding hareline.

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