Non sono un tipo violento. Anzi. La voglia di menare le mani, specie da quando non sono più un bimbo sfigato represso, è proprio sottozero, nel senso che se anche gli altri evitano di appizzarsi mi fa tanto piacere.
Però la mente vaga, ogni tanto.
Vaga.
E mi chiedo… COSA farei se mi trovassi davanti la persona che ha inventato i dossi artificiali?
A quale tortura cinese lo sottoporrei?
Non è stata colpa sua. Per lui probabilmente era solo una… soluzione temporanea, magari fu una cazzata sparata seduto ad un tavolo di una amministrazione comunale di chissà dove, insomma, è una invenzione fatta senza poter pensare alle conseguenze a cui avrebbe potuto portare.
Io non so come è la situazione nei vari paesi d’Italia. Io so che a Milano Est la cosa è ridicola, migliaia di dossi di cui moltissimi fuori norma magari da 14 o più cm di altezza. Robe dei matti.
No, non lo picchierei. Non avrei nemmeno da dirgli nulla, povero cristo. Non l’ha fatto di sicuro apposta, sono gli altri ad aver fatto un utilizzo sconsiderato di una violenza psicologica.
Ma vago, vago e sogno un mondo in cui per tornare a casa da centro Milano non devo farmi più di 25 dossi.
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C’è un videogioco.
Quake 3.
Quake 3 arena.
Nella mia vita videoludica ho avuto vari momenti di seri problemi di dipendenza. Una dipendenza molto blanda, in quanto più che dipendenza era totale mancanza di altro da fare. Momenti senza amici, tempi pessimi. Fin da bimbo c’erano periodi in cui stavo attaccato ore ad un solo videogioco.
Ma mai nessuno come Quake 3.
Quake 3 è stato rilasciato nel 1999. Nel 2001 ho cominciato a giocarci e nell’estate 2003 ero a fare 14, dico quattordici, ore al giorno, ormai sopraffatto dalla nullafacenza completa. Se c’è un gioco che mi ha aiutato a passare dei tempi morti allucinanti, è stato questo.
Avrei potuto leggere, in effetti.
Comunque sia. Qualche anno fa ho dato un serio taglio all’uso di questo gioco in quanto diventato troppo ripetitivo, o almeno gli amici con cui giocavo facevano sempre le stesse mappe e modalità ed era diventato proprio noioso.
Oggi con un mio amico, l’ho rigiocato.
Mannaggia, è come andare in bicicletta. Non si scorda mai come si gioca.
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Io dico che è bello sognare viaggi impossibili.
Non si sa mai che da impossibili diventano improbabili, e da improbabili succede che ti trovi su un qualche mezzo, in viaggio.
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Due le telefonate inaspettate delle ultime 24 ore.
La prima, fatta da me. Lui non lo vedo da maggio 2003. Avevo quindi 14 anni. Davvero incredibile, io ho ancora segnato sul cellulare il suo numero DI CASA e la sua data di nascita. Ieri. Lo chiamo.
Salva signora… Cerco Francesco… Come, si è trasferito?
… A MILANO?
Mi darebbe un numero di cellulare a cui contattarlo? Sa, è il suo compleanno… Grazie infinite, scusi per il disturbo.
… A Milano…
Ciao Fra’… Auguri… Certo che non hai capito chi sono, figurati, sono l’ultima persona che potrebbe venirti in mente.
… E alla fine della telefonata ci accordiamo per fare aperitivo a Duomo.
Telefonata inaspettata numero 1. Risentire una persona che non si sente\vede da 4 anni e saperla a meno di 10 chilometri in linea d’aria da te. E sapere di potere rivederla. 4 anni cambiano tutto.
Ciao Marco, volevo sapere se ti va di vederti uno di questi giorni, vorrei parlare un po’ noi due. Dai, la questione la sai. Il post.
Telefonata inaspettata numero 2. Una persona che vedi una volta l’anno che ti chiede di vedersi per sistemare la questione di quel tragico post del blog di due anni fa. Ribadisco: una volta l’anno, richiesta di vedersi per un post.
Scusa, oggi è un po’ un casino… Ma senti, ora, il post è di due anni fa, la questione l’ho risolta con la diretta interessata almeno un anno fa, o almeno così mi pareva. Che diamine c’è?
[...]
Telefonata 3. Ciao Luca, mi hai cercato? Sì, sì, mi ha contattato. Sì, è come pensavi, è per il post. Sì, due anni sono passati e ancora gira questa questione. Boh, spero di aver risolto.
L’ho tolto.
… Quante telefonate allucinanti si possono fare in 24 ore…
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Ormai sono 4 anni che uso le faccine al contrario. Forse anche qualcosa di più.
Più di una volta mi è stato chiesto “come mai usi le faccine al contrario?” ma la risposta media non si è mai spinta oltre ad un sarcastico “io le faccio normali, sei tu che le fai sbagliate”, lasciando mediamente il povero cristo che ha fatto la domanda a chiedersi chi dei due si è fatto di acido.
Bella la risposta che una mia conoscente mi ha dato oggi su MSN: praticamente si basa sul fatto che due non si possono baciare così :*:*, quindi se uno risponde con la faccina al contrario diventa :* *: che è molto più sensato e pratico, no?
Ecco, la questione è che io non ho mai avuto un buon motivo per fare le faccine “dall’altra parte”. La motivazione iniziale era più o meno “perché no?”. Nulla di sensato, comunque.
Il fatto è che per me ora le faccine sono quelle al contrario, nel senso che non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di fare una faccina vecchio stile (a parte quelle con la D come xD o : D). Però non so perché lo faccio.
Vale la risposta
“follia”?
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Sono belli eh.
Diciamo che li preferisco un po’ meno a zolle.
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Riporto paro paro.
Acqua Panna sorge limpida e luminosa, perfettamente equilibrata. Scelta da chef e sommelier per la sua struttura gradevolmente morbida e per armonizzarsi coi sapori della tavola è ideale per accompagnare cibi leggeri che hanno qualità organolettiche sottili ma persistenti.
Ora. Al lettore si chiede di rileggere il pezzo ricordandosi che si parla di acqua.
Le supercazzole hanno un grosso problema: quando vengono scritte perdono tutta la loro efficacia.
Devo dire che i cibi leggeri che hanno “qualità organolettiche sottili ma persistenti” mi hanno fatto capottare dalla sedia; ho dovuto leggere il pezzo con i miei occhi perché non credevo alle parole di mio fratello quando mi ha recitato basito questo pout-pourri di minchiate.
Vabbè, mi berrò quest’acqua felice di sapere che… Sorge luminosa.
Luminosa.
…
Luminosa.
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L’ascensore del mio condominio è illuminato da due luci al neon poste in una intercapedine con un grosso foro circolare nel soffitto. Le due luci sono poste a due opposti di questo foro circolare.
In questi giorni una delle due luci è saltata. Lo si nota perché le luci sono a vista per me che sono alto. Vedo quindi la luce sinistra lampeggiare, andare ad intermittenza.
Oggi salgo sull’ascensore e noto che la parete destra non è illuminata. Penso un attimo e mi dico “buffo, ma non era la luce di sinistra che era saltata?”
Il mito della caverna del 2008 prevede due luci che illuminano le pareti opposte a dove sono, un ragazzo che torna a casa alla una e mezza di notte (e quindi particolarmente sveglio) e un malfunzionamento generale, sia di luci che di cervelli.
Il mito della caverna del 2008 però prevede sapere sia della provenienza della luce, sia delle ombre, sia della situazione, ma non riuscire a mettere tutto assieme. Diciamo che è un po’ differente dall’originale, neh?
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Le Scienze. Edizione italiana di Scientific American. Probabilmente la rivista scientifica di maggior rilievo a livello nazionale. Tra un articolo sui fumatori nel mondo e un altro su una scoperta scientifica in ambito astronomico è possibile trovare spiegazioni scientifiche dalla difficoltà veramente mostruosa, al punto da risultare spesso di impossibile comprensione anche ai più nerd. E te le mettono “en passant”. E tu, povero cretino che si sta leggendo la rivista al cesso, rimani spiazzato.
Ma vabè.
Ovviamente la rivista contiene articoli dei peggio scienziati di tutto il mondo, gente con un cervello assolutamente fuori dal comune e una competenza specifica nel loro campo da premio Nobel (ovviamente non è un’iperbole).
Una delle cose più divertenti di questa rivista a mio avviso è la presenza di articoli quasi d’opinione nelle prime pagine, prima degli articoli veri e propri. Mi fanno spaccare. Anche se non sempre è così, spesso e volentieri si notano in questi articoli delle… ben poco velate critiche alle istituzioni del paese in varie salse.
Nell’ultimo numero c’è un Odifreddi in grande spolvero che spara a zero su tutta la questione “ritorno al nucleare” italiana, mancava poco che alla fine dell’articolo scrivesse “Sì ma muovetevi, COGLIONI”, perché si nota una tale esasperazione in tutto il pezzo che uno si aspetta davvero che l’autore sbrocchi da un momento all’altro.
Liberissimi di fare tutte le critiche di questo pianeta, liberissimi di dare i consigli più ragionati del mondo e liberissimi di dare contro a tutte le cazzate che vengono dette in materia ogni giorno. Sono liberi come farfalle di fare tutto ciò. Condannati dal fatto che scrivono su Le Scienze e non sul Corriere (e anche se lo facessero, sarebbero perle ai porci), che per quanto loro sappiano - ma sapere nel senso di avere una quantità di calcoli a confermare le loro tesi da fare schifo - nessuno li cagherà mai.
Condannati dal fatto che i soldi governano certe cose. E che la scienza ha bisogno di soldi pure lei, condanna doppia e tripla.
Mamma mia che sfiga. Deve essere veramente denigrante.
(Intanto oggi ho scoperto che la Via Lattea è una galassia a spirale barrata e non a spirale semplice. Ficherrimo.)
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